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Il lavoro che cambia, il lavoro che manca: opportunità o minacce?

Monza, 26 Novembre 2011 - Sala conferenze de "Il cittadino"

L'idea di riflettere sul tema del lavoro all'inizio di questo millennio richiede disincanto, coraggio, ed un pizzico di utopia. Se si potesse uscire dal campo delle certezze consolidate, sul piano economico, valoriale ed antropologico, avremmo una nuova chance per guardare al tema del lavoro "decostruendo" da un lato la sua sacralità ed ineluttabilità e tornando ad abitare gli spazi interiori ma anche sociali della felicità, della realizzazione dell'uomo e, soprattutto, della sua dignità. Per questo siamo rimasti colpiti dalla riflessione che ci viene dal Blog "Il volo del calabrone", nella quale un gruppo di amici, alcuni sindacalisti di lungo corso, si interroga in maniera inedita sul tema del lavoro oggi e dei suoi annessi, in primis la globalizzazione.

Pensiamo ad un utile confronto tra due mondi in crisi:

L'Economia Solidale, che in Italia è ancora residuale, pressoché una testimonianza, vive una CRISI DI CRESCITA: i GAS si moltiplicano in modo spesso tumultuoso ed ambiguo, i media spesso confondono il mondo del consumo critico e consapevole come una scorciatoia per scampare la crisi ed il caro vita; da un lato si attivano progetti e percorsi altamente innovativi, che prefigurano nuovi stili di vita ed un diverso modello di sviluppo; d'altro canto questo mondo fatica a confrontarsi con i macro-temi ed i macro-numeri ad essi legati (si pensi alla crisi, la disoccupazione, la coesione sociale, povertà e vulnerabilità crescenti, la fiscalità, il welfare,......)

Il Sindacato, che da un lato è portatore di grandi narrazioni e di una grande capacità organizzativa, dall'altro perde, come sabbia che scivola tra le dita, l'oggetto principale della sua missione, il lavoro. Un lavoro che si fa precario, indefinito, sfuggevole e non più vettore di speranza, di sicurezza e di futuro. Si trova a gestire un conflitto generazionale neanche troppo latente tra il mondo dei "diritti acquisiti" (che, peraltro, gli garantisce il sostentamento ed esige una coerente rappresentanza) e quello dei "diritti mancati", a cominciare dal lavoro stesso. La difficile opera di tessitura di una solidarietà tra questi mondi unita alla difficoltà di aprire un profondo ripensamento sul modello di sviluppo, mantiene le grandi organizzazioni Sindacali del '900 ancorate ai miti della crescita illimitata e della difesa dell'occupazione, anche a prescindere dall'output, dai costi sociali ed ambientali dei frutti, spesso velenosi, del lavoro oggi.

Due difficoltà, Reti di Economia Solidale (DES Brianza) e Sindacato, che si incontrano, si confrontano e si lasciano interrogare da qualche pensiero alto, per capire se vi possano essere percorsi comuni o almeno paralleli per cominciare a "Vivere DEL lavoro, non PER il lavoro".