| Manifesto della Finanza Mutualistica e Solidale |
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| Venerdì 08 Ottobre 2010 20:52 | ||||||||
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Per potersi definire «mutualistica e solidale» tutta l'attività finanziaria del soggetto, e tutte le attività ad essa collegate, devono uniformarsi ai seguenti principi e alle seguenti norme: 1. Accesso al credito senza discriminazioni basate su patrimonio, sesso, etnia o religione a sostegno della funzione sociale delle attività finanziate e del benessere della comunità. Esclusione di ogni tipo di prestito nei confronti di quelle attività economiche che ostacolano lo sviluppo umano e contribuiscono a violare i diritti fondamentali della persona, come la produzione e il commercio di armi, le produzioni lesive della salute e dell'ambiente, le attività che si fondano sullo sfruttamento dei minori o sulla repressione delle libertà civili.
2. Preferenza delle garanzie personali (anche di gruppo), a prescindere dal patrimonio dei garanti, rispetto a quelle patrimoniali. Almeno il 75% del numero dei finanziamenti in corso deve essere garantito esclusivamente da garanzie personali.
3. Trasparenza, partecipazione e mutualità come requisiti fondanti di tutta l'attività, che si manifestano principalmente in: a) Massima trasparenza nella determinazione dei tassi di interesse applicati ai finanziamenti; essi devono essere composti al massimo da soli due elementi: costi di gestione della struttura e remunerazione del denaro investito. Il tasso applicato ai finanziamenti non è determinato dal potere contrattuale dei finanziati. L'eventuale remunerazione del capitale sociale non deve superare il tasso d’inflazione, escludendo ogni forma di ulteriore arricchimento. b) Massima trasparenza nella gestione della struttura e nelle decisioni relative alla concessione dei finanziamenti, con esplicita previsione di forme di partecipazione e comunicazione ai soci. In particolare espressa previsione della possibilità per i soci di assistere liberamente alle riunioni del Consiglio di Amministrazione e l’individuazione, con approvazione dell’assemblea dei soci, di strumenti per favorire la creazione di rapporti di conoscenza, scambio e collaborazione fra i soci finanziatori e soci finanziati. Comunicazione pubblica dei finanziamenti concessi, del denaro raccolto e delle altre principali decisioni strategiche. c) Forma cooperativa a mutualità prevalente della struttura, con esplicita previsione di partecipazione in qualità di soci, con i medesimi diritti e doveri, di investitori, finanziati e lavoratori (o rappresentanti di questi ultimi in caso di strutture consortili o comunque di secondo livello). I finanziati devono essere soci. d) Individuazione degli strumenti per definire e verificare il raggiungimento dei propri fini sociali: la cooperativa dovrà adottare idonei strumenti, discussi e approvati dalla propria assemblea dei soci, per definire e verificare periodicamente in modo partecipato, il raggiungimento dei propri fini sociali. e) Concessione dei finanziamenti si deve basare, oltre che sull'istruttoria economica, anche su quella socio-ambientale e tale istruttoria deve avere pari valore di quella economica all'interno del meccanismo decisionale di concessione del finanziamento. Manifesto approvato a Torino il 22 gennaio 2010 dal coordinamento MAGico (MAG2 Milano, MAG4 Piemonte, MAG6 Reggio Emilia, MAG Venezia, MAG Verona, MAG Firenze, MAG Roma)
Lo ha ribadito anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti: “Dobbiamo tutti insieme
costruire un mondo basato sul primato dell’etica, sul primato dei valori sugli interessi. La finanza non è un fine ma un mezzo. La finanza non produce ricchezza ma la trasferisce”. Da settimane la necessità di richiamare all'etica gli operatori dei mercati economici rimbalza da un tavolo all'altro delle istituzioni italiane e internazionali. Gli attori della società civile italiana che da quasi dieci anni sono impegnati su questo fronte e che hanno dato vita a Banca Popolare Etica chiedono ora che le loro esperienze possano essere prese a modello nella necessaria revisione delle regole. La recessione è ormai un dato di fatto. L’impatto della crisi sull’economia reale e sui bilanci delle famiglie è tangibile. Si parla già di usura artigianale, cioè di un credito illegale fornito a piccole e medie imprese soffocate dal credit cruch ma non escludiamo che l’usura “industriale” stia scaldando i motori. Per non parlare della piccola imprenditoria immigrata, che da sempre ha difficoltà ad accedere alle banche. Senza seri interventi a sostegno dei redditi delle famiglie temiamo un acuirsi della frattura sociale (i dati Ilo dicono 20 milioni di posti di lavoro in meno). E’ il momento di pensare a soluzioni strutturali e durature e in quanto rappresentanti delle organizzazioni che nel 1999 fondarono l’unica Banca Etica italiana vogliamo essere interlocutori di chi dovrà rivedere le regole per ridare fiducia e stabilità al nostro paese e orientare lo sviluppo verso la sostenibilità economica e sociale. Crediamo sia giunto il momento di mobilitare tutte le organizzazioni, le imprese ed i cittadini socialmente responsabili, affinché da una situazione di crisi e difficoltà si possano individuare i percorsi necessari per uscirne più forti e coesi, verso la costruzione di un’economia che sappia rimettere al centro le reti sociali e solidali e rispondere ai bisogni di milioni di cittadini, un’economia ispirata all’etica. Lo ha ribadito anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti: “Dobbiamo tutti insieme costruire un mondo basato sul primato dell’etica, sul primato dei valori sugli interessi. La finanza non è un fine ma un mezzo. La finanza non produce ricchezza ma la trasferisce”. Da settimane la necessità di richiamare all'etica gli operatori dei mercati economici rimbalza da un tavolo all'altro delle istituzioni italiane e internazionali. Gli attori della società civile italiana che da quasi dieci anni sono impegnati su questo fronte e che hanno dato vita a Banca Popolare Etica chiedono ora che le loro esperienze possano essere prese a modello nella necessaria revisione delle regole. La recessione è ormai un dato di fatto. L’impatto della crisi sull’economia reale e sui bilanci delle famiglie è tangibile. Si parla già di usura artigianale, cioè di un credito illegale fornito a piccole e medie imprese soffocate dal credit cruch ma non escludiamo che l’usura “industriale” stia scaldando i motori. Per non parlare della piccola imprenditoria immigrata, che da sempre ha difficoltà ad accedere alle banche. Senza seri interventi a sostegno dei redditi delle famiglie temiamo un acuirsi della frattura sociale (i dati Ilo dicono 20 milioni di posti di lavoro in meno). E’ il momento di pensare a soluzioni strutturali e durature e in quanto rappresentanti delle organizzazioni che nel 1999 fondarono l’unica Banca Etica italiana vogliamo essere interlocutori di chi dovrà rivedere le regole per ridare fiducia e stabilità al nostro paese e orientare lo sviluppo verso la sostenibilità economica e sociale. Crediamo sia giunto il momento di mobilitare tutte le organizzazioni, le imprese ed i cittadini socialmente responsabili, affinché da una situazione di crisi e difficoltà si possano individuare i percorsi necessari per uscirne più forti e coesi, verso la costruzione di un’economia che sappia rimettere al centro le reti sociali e solidali e rispondere ai bisogni di milioni di cittadini, un’economia ispirata all’etica.
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