| Denaro bene comune |
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E se il denaro, come l’acqua,fosse un bene comune e non una merce?di Luca Iori (Mag6-ReggioEmilia) In questi ultimi tempi la grande mobilitazione referendaria sull’acqua ha contribuito a diffondere una maggior consapevolezza sulla profonda differenza esistente fra una merce ed un bene comune. Una merce può essere acquistata e venduta secondo logiche di mercato, un bene comune viene gestito in tutt’altro modo, avendo come riferimento il bene della collettività. Un bene comune non può essere condizionato da logiche di profitto e non può quindi essere amministrato da soggetti che hanno questo obiettivo. Perché fermarsi all’acqua? Perché non andare alla ricerca di ciò che riteniamo debba ritornare ad essere un bene comune e non più una merce? Credo potrebbe essere un interessante esercizio di libertà e di creatività, per vedere con occhi nuovi ciò a cui forse siamo assuefatti, dall’abitudine, dai condizionamenti, dalla pigrizia. Personalmente credo che anche il denaro sia da considerare e gestire come un bene comune e non come una merce come le altre. E’ un bene troppo importante per essere lasciato amministrare da soggetti privati (banche commerciali e Banca d'Italia) che hanno come valore di riferimento il profitto e come soggetti a cui render conto l'assemblea degli azionisti e non comunità in cui valga il principio della democrazia e della trasparenza. Fra l’altro il risultato della loro gestione, esercitata con poteri sostanzialmente illimitati, ci ha portati ad una situazione di collasso economico e finanziario che è sotto gli occhi di tutti. Da più parti sta inoltre venendo avanti la richiesta di applicare a questi beni comuni, da ricercare insieme, quanto riportato nell’articolo 43 della nostra Costituzione, il quale prevede la possibilità di affidare la gestione di beni che abbiano carattere di preminente interesse generale a “comunità di lavoratori o di utenti”, superando finalmente la sterile e limitante contrapposizione “Stato o Mercato”. Vi immaginate cosa potrebbe voler dire applicare questo principio al bene comune del denaro? Forse siamo noi, “comunità di lavoratori e utenti” i primi ad essere timorosi davanti a questo nuovo scenario di libertà, di responsabilità, di potere realmente agito dalla collettività? Credo che le numerose esperienze di monete complementari che stanno nascendo nel mondo (ma di cui non si trova traccia sui mass-media!!) siano un segnale incoraggiante di come sia possibile andare concretamente in questa direzione. Esistono già oggi comunità locali che creano una loro moneta e ne definiscono democraticamente le regole di emissione, distribuzione, circolazione! Vorrei suggerire alcune possibili “tappe di avvicinamento” che credo potrebbero portarci ad una maggiore consapevolezza e ad assumerci la responsabilità della gestione del denaro come bene comune. 1.Affidare a “Comunità di lavoratori e di utenti” le attività di Finanza Mutualistica e Solidale (http://www.finanzaetica.net/ ), sottraendo questa possibilità a banche e società finanziarie che operano secondo la logica del profitto. 2.Approfondire la differenza esistente fra denaro e ricchezza per ridimensionare, sia a livello individuale che collettivo, il potere che riconosciamo al denaro. 3.Sperimentare forme di produzione e distribuzione della ricchezza secondo pratiche autogestite “liberate” dalla visione del denaro come equivalente di ricchezza. Rispetto a questi tre punti accenno brevemente all’esperienza della Cooperativa Mag6, realtà di finanza mutualistica e solidale nata a Reggio Emilia nel 1988 e di cui faccio parte. (http://www.mag6.it/ ) 1.Affidare a “Comunità di lavoratori e di utenti” le attività di Finanza Mutualistica e Solidale, sottraendo questa possibilità a banche e società finanziarie che operano secondo la logica del profitto. Il nuovo quadro legislativo in merito all’attività finanziaria sta riducendo drasticamente gli spazi di libertà per tutte quelle esperienze che non si riconoscono nella finanza tradizionale. Unica possibilità concessa: entrare in una sorta di “riserva indiana” dei cosiddetti soggetti di “microcredito” che non potranno più fare prestiti secondo principi e modalità decise dai soci, cioè dalle persone che utilizzano i loro capitali per sostenere attività ad alto valore sociale, senza richiedere garanzie patrimoniali. Come rete nazionale delle MAG, realtà autogestite di finanza mutualistica e solidale, non abbiamo nessuna voglia di assistere passivi a questa operazione. Perché non chiedere con forza al mondo politico e a Banca d’Italia di riconoscere che la finanza mutualistica e solidale debba essere riservata a soggetti che siano espressione di “comunità di lavoratori e utenti”? Le Mag credo che facciano questo da oltre trent’anni, portando avanti la loro esperienza attraverso la forma cooperativa, che unisce in un’unica realtà sia i lavoratori che gli utenti, i soci finanziati e i soci finanziatori, attraverso processi democratici e partecipati. Credo valga la pena unire le forze e lottare per difendere, e perché no, ampliare questo spazio di libertà e di autogestione!
2.Approfondire la differenza esistente fra denaro e ricchezza per ridimensionare, sia a livello individuale che collettivo, il potere che riconosciamo al denaro. Il rapporto col denaro, oltre ad avere una dimensione pubblica e collettiva, ne ha una privata, personale, intima. Sono tante le domande utili ad illuminare il nostro personale rapporto col denaro: Cos’è per me il denaro? Cosa gli chiedo? Sicurezza? Potere? Libertà? Come il denaro influenza le mie relazioni personali? Come il denaro influenza la percezione che ho di me? Gli riconosco il potere di esprimere il valore delle cose? Anche quello delle persone? Che rapporto esiste fra denaro e ricchezza? Sono sinonimi? Quali differenze percepisco? Come Cooperativa Mag6 da anni proponiamo ai nostri soci momenti formativi per esplorare il loro rapporto col denaro, consapevoli che non basta cambiare le regole, il contesto, perche il denaro sia a servizio della gente e non viceversa. Riteniamo molto utile un lavoro di consapevolezza personale, per conoscersi più a fondo ed avere strumenti per analizzare e intervenire sulla propria percezione e sui propri comportamenti. 3.Sperimentare forme di produzione e distribuzione della ricchezza secondo pratiche autogestite “liberate” dalla visione del denaro come equivalente di ricchezza. Ormai da diversi anni, come cooperativa Mag6, abbiamo aperto un confronto approfondito con i nostri 1.400 soci, riguardo al principio della difesa del potere d’acquisto dei propri capitali versati in cooperativa, che costituiscono la fonte con cui erogare prestiti per circa 2 milioni e quattrocentomila euro ad oltre 200 realtà socie. I soci in assemblea si sono trovati davanti a questo scelta: avere sul capitale sociale versato un rendimento pari al tasso d’inflazione oppure utilizzare quelle risorse (complessivamente alcune decine di migliaia di euro) per potenziare gli strumenti di mutualità interna, con l’obiettivo di diminuire la propria dipendenza dal denaro, rivitalizzare gli scambi e l’interazione fra i soci, modificare il proprio immaginario rispetto alle aspettative e all’uso del denaro. Da due anni a questa parte i soci hanno deciso di sperimentare la seconda strada, utilizzando queste risorse non per dare un rendimento finanziario individuale ma per costruire strumenti di mutualità interna decisi dagli stessi soci. In questo modo abbiamo dato vita al Progetto Mutualità (http://www.mag6.it/index.php/progetto-mutualita) creando e poi sperimentando i seguenti strumenti: - la Rete Economica a Prezzo Agevolato, attraverso la quale favorire l’accesso dei soci Mag6 a beni e servizi prodotti dalle realtà imprenditoriali socie Mag6, con una riduzione del prezzo di almeno il 10%. Questa Rete è divenuta inoltre uno strumento per promuovere conoscenza, collaborazioni, sinergie fra le diverse realtà imprenditoriali socie. - l’utilizzo collettivo di risorse economiche della cooperativa per realizzare un progetto proposto e deciso dai soci. Il progetto scelto dall'assemblea è stato quello di offrire consulenza e formazione gratuita a tutti i soci, sia persone fisiche che realtà collettive. Inoltre offrire a tre realtà imprenditoriali un percorso di accompagnamento gratuito alla realizzazione di loro progetti. - la circolazione non monetaria di beni e servizi, con l’obiettivo di provare ad ampliare le reti che ognuno già utilizza quotidianamente per rispondere ai propri bisogni (amici, parenti, vicini,…) pensando di estenderla ai 1400 soci Mag6. Vorrei terminare con un pensiero di Tiziano Terzani che sento utile per questo viaggio così avventuroso che abbiamo avviato e che spero trovi tante altre persone interessate a parteciparvi: “Forse siamo seduti sulla soluzione. Forse noi siamo la soluzione purché si sia capaci di sfuggire alla schiavitù del pensiero prestabilito, dell’esperienza, di ciò che crediamo di sapere, per poter riconquistare la libertà dell’immaginazione e uno spazio in cui esercitare la nostra fantasia. Che cos’è l’amore se non la negazione della ragione? Allora perché non provare a sragionare come si fa nell’amore?” Luca Iori Consigliere Coop Mag6 – Reggio Emilia
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